Economia “agostiana”

In queste settimane di agosto – ma in realtà da (molto) prima – l’attenzione sulla crisi economica e sulle sue conseguenze è andata sempre crescendo.

Due dei condannati riconosciuti e conclamati, nella “caccia alle streghe” dei colpevoli rei di aver generato l’attuale e pesante situazione economica sono individuati nella finanza e nella politica.

Alla prima si dà colpa di avere divorato l’economia reale sostituendola con quella “virtuale”; alla seconda di non essersi presa le proprie responsabilità di governo.

La colpa – se si vuole in senso lapalissiano – non può essere attribuita nè all’una nè all’altra ma – semmai – ad un determinato modo di intendere la prima e la seconda. La finanza – infatti – non è un male in sè, anzi, nella misura in cui serve (nel senso etimologico di “adoperarsi per l’interesse di qlcs/qlcn”) l’economia reale (chi fa impresa, chi rischia seriamente, chi produce) potrebbe essere un elemento distintivo di crescita e ripresa. La politica – ritrovando se stessa (come se non con uomini/donne di buona volontà che rischiano e “scendono in campo”?) – deve affrancarsi dal balletto sgozza-teste dello spread ballerino e ritornare a quello per cui è sorta: la ricerca e la scelta del bene comune.

Insomma, ciascuno secondo le proprie responsabilità, si deve tornare a fare bene & subito il proprio mestiere.

Ma, come si fa a ripartire dalla situazione attuale?

Senza una presa di coscienza tenera (cioè vera) ed appassionata (cioè che vada “fino in fondo”) delle responsabilità di ciascuno non si riparte.

Occorre ricercare, quindi, quei “luoghi” che questa presa di coscienza aiutano e stimolano.

Anche per questo, buone ferie.


My mountains…

Capita di tornare nella tua terra e di rimanere affascinato dalle montagne che mille e mille volte avevi già visto ma che poche volte – spesso perso dalla distrazione – avevi incontrato! Ieri le ho reincontrate queste montagne calabre che mi hanno cresciuto ed accudito. Così diverse da quelle imponenti che negli ultimi anni mi stanno ospitando. Due tipi di montagne (ed umani) diversi: uno imponente, solido, autorevole l’altro più avvolgente, caldo e tremendamente bello! Ed io sono contento di poter scoprire ed abbracciare entrambi i tipi e cercar di cogliere Ciò che sta all’origine (anche) di queste montagne e di questi uomini.

Un caro saluto (calabro-lombardo),

Antonellone


Ci metteremo un po’ a capire cosa sta succedendo…

E’ vero come ha detto qualcuno in questi giorni che il Governo Monti sta facendo – spesso tralasciando e perdendo qualche “pezzo” importante – ciò che poteva e doveva essere fatto in Italia da almeno un ventennio a questa parte. E di questo, piaccia o no, bisogna dare atto al Professore ed ai suoi tecno-Ministri.

Io ho l’impressione che nei prossimi mesi dovremo essere realmente impegnati a capire la portata e gli impatti che gli interventi di questi mesi avranno sulle nostre vite quotidiane.

Allo stesso modo credo che la Politica debba sfruttare questo periodo di transizione per ritrovare se stessa, il suo significato ultimo ed un vero e sano dialogo con il soggetto che dovrebbe essere il suo interlocutore primario (cioè il popolo, i cittadini/elettori).
Questo si può fare solo se:
1) si recupera uno sguardo leale al bene comune capace di produrre un autentico rispetto reciproco seppure nelle legittime diversità;
2) i partiti intraprendono seriamente un percorso verso la loro trasformazione in soggetti seri ed autorevoli oltre che (finalmente) autenticamente democratici.

Vedremo…


…non solo neve!

La neve, un caso di autocoscienza nazionale


Orgoglio e pregiudizio

Rubo le parole al Vescovo ausiliare di Milano, Mario Delpini, tratte dalle prime righe dell’editoriale di ieri dell’edizione milanese di Avvenire.

A me è parso che, oltre ad essere una descrizione di quanto sta avvenendo in questi mesi a Milano, si tratti anche di un acuto giudizio su alcuni nostri comportamenti quotidiani.

“Nel paese delle chiacchiere, prima dell’uomo arrivano le etichette e decidono l’umore: viene dal movimento!
Perciò si decreta che ci siano gli entusiasti e dall’altra parte, i perplessi.
Nel paese dei sospetti, prima dell’inizio si scrivono i retroscena e si immaginano complicate strategie, inverosimili macchinazioni, improbabili ambizioni.
Perciò nel salotto dei sapientoni si confidano, come distillati di sapienza, frammenti di banalità intravisti nei titoli dei giornali.
Nel paese degli affari, prima dell’autore interessa mettere in vetrina i libri: non è che sia importante leggerli, importante è venderli.

Ma i cristiani, pur abitando tutti i paesi, si impegnano a resistere alla tentazione del conformismo.
Si preparano alla novità dell’Arcivescovo perché sono contenti di continuare ad essere fedeli.”

 Buona settimana e buon lavoro a tutti!

Milano Sette – Av 11_09_2011 


Cenetta sfiziosa/1

Cenetta, tra l’estivo e l’autunnale, semplice e veloce.

1) fagioli borlotti lessi e conditi con olio extra vergine di oliva, erba cipollina, aglio e pepe nero (da servire freddi);

2) prosciutto crudo toscano d.o.p. (da recuperare un pezzo intero 200 g. ca) da affettare e servire sul tagliere a “cucinella” (piccole striscioline)

3) calice di “Grechetto dell’Umbria” – i.g.t. (vino bianco, zona Foligno, 11,5% vol.)

 Nella semplicità…buon appetito!


Gli uomini di Dio

Sabato sera complice la solitudine milanese (Alida è tornata in Calabria) ho chiamato un caro amico ed un po’ titubante ed impaurito – perchè non volevo passare una serata “lenta” – gli ho proposto di andare a vedere il film che è uscito nelle sale cinematografiche il 22 ottobre: “Gli uomini di Dio”.

La pellicola vincitrice a Cannes del premio della critica racconta la storia di alcuni monaci francesi uccisi da fondamentalisti religiosi in Algeria nel 1996. Il film è veramente ben fatto. A me ha colpito perchè:

  1. si vede che una presenza socialmente attiva in un posto straniero non deriva per questi monaci da un progetto o da una voglia di fare ma da Ciò che caratterizza l’inizio e la regola delle loro giornate. Ci si accorge quindi che l’offrire un medico che aiuti la popolazione, un “faccendiere” per il disbrigo delle pratiche, ecc. non è uno sforzo organizzativo ma la “naturale” conseguenza di Ciò che vedono accadere in loro all’alba quando si svegliano per pregare;
  2. i volti di questi uomini pur segnati dalle “nostre” paure e dalle “nostre” preoccupazioni sono volti lieti e certi. Solo essendo certi si può realmente incontrare ed accogliere l’altro, anche quando è diverso da me. E’ la scena dei terroristi che irrompono nel monastero la notte di Natale e del dialogo tra padre Christian ed il capo dei terroristi.
  3. la regola di questi monaci li aiuta a vivere meglio: la preghiera a fondamento della giornata, lo studio serio e rigoroso (anche del Corano), il lavoro manuale e l’attenzione per i dettagli (la cura dell’orto e la preparazione del miele), la passione per la scrittura, l’ascolto dell’altro e dei suoi bisogni (bello il discorsco tra fr. Luc e la ragazza sull’amore), la lettura di un articolo di “attualità” durante il pranzo; la musica ed il vino nella loro ultima cena, la “procedura democratica” delle loro decisioni.

Due giorni fa sulla Stampa il Patriarca di Venezia, Card. Angelo Scola – di cui tra l’altro è recentemente stato pubblicato un bel libro da Mondadori, “Buone ragioni per la vita in comune” – ha fatto notare come l’attenzione per questo film riflette “il desiderio ardente del cuore di donne e uomini di ogni latitudine di incontrare il volto di Dio”.

Scola conclude questo articolo – ed io utilizzo le sue parole perchè descrivono ciò che mi è accaduto all’uscita del cinema – evidenziando come “solo la testimonianza degna di fede commuove la libertà dell’altro e lo invita con forza alla decisione”.

E’ quanto accade andando a guardare questo film.